Il Dossier di Tracciabilità Creativa (DTC) è un'attestazione di processo che documenta come è stato realizzato un contenuto audiovisivo o pubblicitario con l'uso di intelligenza artificiale — non una attestazione accreditata in senso tecnico-normativo, perché per questo ambito specifico nessuno schema di accreditamento ufficiale esiste ancora.
Perché non è una attestazione accreditata
È una distinzione che vale la pena avere chiara, perché l'aspettativa più comune, sentendo parlare di "attestazione AI Act", è quella di un ente accreditato che verifica, timbra, garantisce. È così che funzionano quasi tutti gli altri schemi di attestazione conosciuti. Ma per la trasparenza sull'uso dell'AI nei contenuti, quel modello non esiste ancora, e non è detto che arrivi a breve.
Su cosa si basa il DTC
Il DTC si costruisce invece su evidenze concrete — hash del file, marca temporale qualificata eIDAS, firma elettronica qualificata — che lo rendono verificabile. E soprattutto, il DTC non è un'autoattestazione: viene co-firmato da un partner legale accreditato, che aggiunge un livello di validazione esterna al lavoro del produttore. È quella firma esterna, più che un bollo, a dare peso al DTC davanti a enti pubblici, broadcaster o brand.
Perché conviene agire adesso
Perché questa distinzione conta, in pratica? Perché aspettare uno schema di attestazione ufficiale prima di documentare l'uso dell'AI nei propri contenuti significa aspettare qualcosa che, ad oggi, non ha una data. Nel frattempo, gli obblighi di trasparenza dell'AI Act restano pienamente in vigore (ne parliamo nel dettaglio nell'articolo sull'art. 50), e c'è già oggi un modo concreto per rispettarli senza reinventare un processo interno da zero.
Come funziona il processo
Il flusso, dal punto di vista di chi produce, è pensato per essere gestibile: dalla compilazione di un wizard guidato alla firma del partner legale accreditato passano tipicamente 48 ore. Non è una procedura burocratica infinita — è un DTC che si costruisce mentre il progetto è ancora fresco, non mesi dopo, quando i dettagli su strumenti e fasi di lavorazione sono già stati dimenticati.
Cosa attesta, e cosa non attesta
Vale la pena essere chiari su un punto, per evitare aspettative sbagliate: il DTC attesta il processo così come dichiarato, non la veridicità intrinseca di ogni singolo dato in senso assoluto.
Il DTC attesta la conformità del processo documentato sulla base delle dichiarazioni del Deployer. Non costituisce garanzia della veridicità intrinseca dei dati né attestazione di conformità a normative non mappate.
Il punto pratico per chi produce
Per chi lavora nel cinema, nell'audiovisivo o nella pubblicità, il punto pratico è questo: un'attestazione di processo solida, con validazione esterna, è oggi lo strumento più concreto per dimostrare — a un ente pubblico, a un broadcaster, a un brand — che il lavoro creativo umano dietro un contenuto è stato documentato correttamente, indipendentemente da quando arriverà (se arriverà) uno schema di attestazione ufficiale.
Fonti
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Domande frequenti
Il DTC è obbligatorio per legge? No, il DTC non è imposto da una norma specifica per nome. È lo strumento con cui CrewReel struttura la documentazione richiesta dagli obblighi di trasparenza dell'AI Act, che quelli sì sono obbligatori dal 2 agosto 2026.
Quanto costa ottenere un DTC? Il prezzo varia in base al progetto e al livello di servizio scelto; per un preventivo su misura serve un contatto diretto.
Il DTC sostituisce la consulenza di un avvocato? No. Il DTC è co-firmato da un partner legale accreditato, ma resta un documento di processo, non una consulenza legale personalizzata sul singolo caso.

